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“Filius Hostis”-  un bellissimo romanzo di Shpend Sollaku Noé.

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"Filius Hostis" - un bellissimo romanzo di Shpend Sollaku Noé. 137366467_3964547136898065_4127524618012168358_o.jpgA cura

di Stelvio Mestrovichstelvio_m.jpg

Recensire il libro "Filius hostis" ovvero "Il figlio del nemico" di Shpend Sollaku Noè, mio fraterno amico da lustri, è cosa nobile e doverosa. Il perché è logico. Entrambi abbiamo dovuto lasciare la nostra Terra a causa del regime comunista. Io sono scampato, da Dalmata, per poco alle foibe titine per una vergognosa pulizia etnica, ideata dalla "mens" marxista, partigiana e comunista; Shpend per altri motivi legati sempre alla dittatura del Popolo Albanese di fede hegeliana e stalinista.

Gli italiani che leggeranno questa "Bibbia anticomunista", fedele realtà delle atrocità commesse dai "compagni", non capiranno completamente l'humus di questo volume, perché una nazione che ha inneggiato a Marx senza vivere il socialismo reale, non sa o finge di non sapere la Potenza di questo cancro dottrinale "alla maniera, per fortuna mai messa in atto, del compagno Togliatti".

Il nostro Autore Albanese, mette al centro la figura di Venetik Kazazi di Berat, figlio - e qui sta la sua colpa - del noto Poeta Evrem, censurato e tenuto d'occhio dai "rossi", prima filo-jugoslavi, poi filo-sovietici e alla fine in stretti legami con i cinesi, chiamati ironicamente dagli albanesi "i figli della zia”. La dittatura nasce dallo spietato dittatore megalomane Enver Hoxha e si sipnge gradualmente più vicino alla gente da tipi quale il commissario rosso dell’isola di Saseno, definito ironicamente dall'Autore "Origanum Volgare".

Venetik non viene ammesso all'università nonostante gli ottimi voti, per vendetta contro il celebre padre dissidente, e mandato a patire le pene dell'inferno rosso in un’isola fortificata – con reparti militari organizzati secondo le menti malate di Lenin, Stalin, Mao Tse-tung, Deng Xiaoping, Breznev e altri criminali comunisti,

"In quel mucchio mostruoso di macigni" chiamata l'isola di Saseno o Isola Maledetta, Venetik Kazazi passerà per ben tre anni di naia. Venetik ne uscirà vivo, seppure malconcio, non così per i suoi amici più cari.

   Lo stesso Venetik è una specie di Cristo che si è fermato a Eboli.

É la raffigurazione di un giovane all’inizio robusto, poi un albero spezzato dalla follia di un regime tanto assurdo quanto pateticamente crudele.

La Patria, quando ti toglie la Giovinezza, non è più PATRIA, ma mattatoio.

Molti altri personaggi animano questo drammatico libro. Tutti in un certo modo ruotano intorno alla crudeltà della belva Hoxha: Grigor, Dante Van Cleef, Gori Denaro, Jurka Milankovich (rea di essere figlia di un jugoslavo), giò Ruka, Nadia Carbonari, Bora e Jona, Ilir Vrami, Artan Sangino e il comandante Ylvi Novosela. Lui, capro espiatorio, è stato degradato e poi arrestato per non avere fatto il suo dovere – secondo gli alti papaveri della Marina Militare Albanese e del Ministero dell’Interno. L’occasione incriminata – il confronto contro i sovietici, in un avvincente episodio che narra magistralmente l'intrusione di un sommergibile russo nelle acque territoriali albanesi.

Di tenero in questa "roccia" di romanzo ci sono soltanto l'amore del padre poeta per il "filius hostis" e le effusioni amorose delle infermiere per i giovani massacrati "de jure" e "de facto" dalla pazzia di un tiranno comunista e dei suoi seguaci leccaculi.

Ho scritto, senza fronzoli barocchi, ciò che il bellissimo romanzo mi ha ispirato. “Filius Hostis ovvero il figlio del nemico” è un vero capolavoro, degnissimo del Premio Strega.

 

Stelvio Mestrovich, scrittore,

 Lucca, gennaio 2021

 

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