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OLTREPASSARE, di Martino CIANO

Vleresimi aktual: 5 / 5

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"Oltrepassare

Romanzo di Martino CIANO

A cura di PietroGattonero 

    "Si tratta del secondo libro di questo Autore. Il precedente era titolato Zeig, dato alle stampe nel 2018, un romanzo distopico, che porta il lettore a un continuo cambio di passo per valutare due futuristiche possibilità di vita sulla Terra. È un invito a soppesare due mondi, uno perfetto e uno caotico. Dove quello troppo perfetto appare asfissiante, e quello troppo caotico assolutamente devastante. Due mondi che il protagonista, Marselo, visita e rivisita alla costante ricerca di una via di mezzo, che, oggi più che mai, non esiste.
In questo Oltrepassare, ora in libreria, Ciano riceve il suo secondo battesimo di scrittore, e qui porta su carta pensieri e ricordi. 
I suoi pensieri e i suoi ricordi. Che non sono solo suoi... 
Qui la locazione del romanzo è più statica: impossibile non individuare il territorio in cui si svolgono gli eventi raccontati, e anche i pensieri e i ricordi dell'Autore appaiono chiaramente come pensieri e ricordi di tutta una popolazione indigena. Che li ignora, o che finge di ignorarli, o che è 'passata oltre', illudendosi che il tempo cancellasse gli uni e gli altri. Il pregio del racconto sta nel fatto di portarli alla luce, di ri-portarli a galla, posarli uno ad uno in un vassoio come si fa, sezionato un maiale, con gli ziguli e con la colata della 'nzugna, il grasso liquido dell'animale, che un tempo era di utilizzo comune nelle cucine povere, e ancora oggi nella confezione di dolci e piatti che non seguano troppo i livelli del colesterolo e dei  trigliceridi, è ingrediente insuperabile. 
L'Oltrepassare di Ciano non passa affatto oltre, anzi analizza i ricordi con una precisione chirurgica, li seziona in una forma di autopsia, crudele, dolorosa, evidente... una evidenza che la rende innegabile. In una delle parti iniziali, a mio parere la più incisiva, l'Autore fa lanciare a uno dei protagonisti principali del racconto un J'accuse che potrebbe ricordare Zola, ma che qui diventa un Je m'accuse, crudamente rivolto a se stesso come prestavoce, ma, affatto velatamente, estensibile a chiunque abbia vissuto tempi e modi di uno scempio del territorio in cui lui, e con lui molti altri, hanno vissuto. Una confessione che, se letta coscientemente, dovrebbe colorare di rosso cupo tutto il territorio in cui si sono svolti i fatti... al punto che il rosso da virus attualmente di moda apparirebbe come tenue rosa pastello.
Del territorio, Ciano non dà velati indizi per la sua individuazione: stende sugli asfalti e sui cementi una intera mappa, fotografando in chiaro e a colori ogni via e ogni settore e ogni attività che in un passato prossimo, ma ancora recente, sono stati il frutto di scelte aberranti. Affonda la lama senza pietà alcuna per l'ipotizzata parentela col protagonista, non gli concede attenuanti per le colpe che lo stesso si addebita; marginalmente riconosce che egli fu solo uno dei tanti/tutti che a suo tempo lubrificarono un ingranaggio che stava macinando in pochi anni secoli di storia. In nome di un progresso distruttivo che, peraltro, dava speranza dove da sempre speranza è morta.
Ma al lettore non potrà sfuggire la possibilità di uscire dai confini di quel comune, di estendere il Io (mi) accuso ben oltre i limiti della provincia e della regione, per coprire l'intero territorio nazionale. Ovunque lo scempio è stato attuato con l'incoscienza tipica di chi dell'ignoranza ha fatto virtù.
Non è un libro facile, non apre spiragli a miglioramenti, è a modo suo nichilista, poiché il 'passare oltre' non prevede possibilità di ricostituire quanto è stato disciolto. Ricostituire, non ri-costruire, visto che il costruire selvaggio è l'immagine più tangibile di quanto avvenuto.
Fuggire, andarsene, lasciarsi alle spalle affetti e consuetudini, cercare altrove quello che questa terra non può dare. In molti lo hanno fatto, in molti lo faranno, alla ricerca di un vivere che sia alternativa a una sopravvivenza senza futuro.
È vero, partire è come morire, ma restare è come vivere da zombi.
È un libro che costruisce intorno a una semplice vocale tutto un mondo di concetti e di verità, di sogni e di racconti, di preghiere e di invettive. Manca la speranza in un anestetizzante 'meglio', poiché speranza non c'è. Al lettore che si cali profondamente nel racconto non potrà sfuggire il ripetersi di promesse, di assicurazioni, di garanzie offerte dai tanti che si sono nel tempo candidati ad amministrare (governare) i territori descritti. E le braccia (eufemismo) cadono al suolo...
Ciano si presenta da subito come 'narratore'. Se questo libro fosse una piece teatrale sarebbe udibile come una voce fuori campo; questa è solitamente distaccata, asettica, con una monotonia professionale che inibisce sentimenti e reazioni umanamente percepibili. 
E invece l'Autore non è mai fuori campo, che è il suo proprio campo, avvezzo dal giornalismo a vedere e raccontare quanto vede, senza spinare e senza indorare la notizia. Anche nei monologhi, che affida a protagonisti terzi, lui si trova immerso nel mare che lo circonda, che purtroppo non è più di semplice e pulita acqua marina, ma composto di ben altri ingredienti, sovente mefitici e nauseabondi. 
Ciano è, suo malgrado, immerso in questo mare per volere del destino, ma da questo mare non viene mai sommerso per sua propria volontà, restando una delle poche, residue, inascoltate voci nel deserto dell'indifferenza, quando non di assoluto e conclamato menefreghismo.
#oltrepassare

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